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Le auto sono un bene durevole, poiché possiamo utilizzarle per più anni nella nostra attività. Per questa ragione il costo di acquisto non può essere dedotto tutto nell’anno in cui diventiamo proprietari dell’auto, ma deve essere ripartito in quattro anni (il coefficiente di ripartizione stabilito dalle norme fiscali è 25%). La parte che si può dedurre in ciascun anno si chiama “quota di ammortamento”.

ATTENZIONE: esiste un limite massimo su cui applicare l’aliquota di ammortamento, che attualmente è pari a 18.075,99 euro. Di conseguenza, la quota massima di ammortamento deducibile ogni anni annuale è 903,80 euro  (18.075,99 x 25% x 20%).

Sì, ma in percentuale limitata. Infatti, possiamo dedurre soltanto il 20% dei costi relativi alle auto (per esempio la quota di ammortamento del costo di acquisto, le spese per il carburante, la manutenzione, l’assicurazione, il bollo, ecc.)

Se siamo soliti pranzare nello stesso posto, la modalità più semplice per poter dedurre il costo del pranzo è farsi fare dal ristoratore o dal bar una fattura ogni mese. In questo caso possiamo comunicare in anticipo al ristoratore i nostri dati fiscali (denominazione, indirizzo, numero Partita Iva), per farglieli inserire direttamente nel registratore di cassa. In questo modo potrà rilasciarci la fattura più velocemente senza farci perdere tempo a compilare la fattura tutte le volte che andiamo a pagare.

Sì, ai fini fiscali l’Iva sul pranzo è detraibile (possiamo cioè sottrarla all’Iva che abbiamo incassato sulle vendite quando facciamo la liquidazione mensile o trimestrale), mentre il costo del ristorante può essere dedotto al 75% (se spendiamo 100 possiamo perciò dedurre soltanto 75).

Sì, ma sono casi specifici. La legge consente infatti di dedurre al 100% i costi relativi ai veicoli utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa e le spese riguardanti i veicoli adibiti a uso pubblico

In questa categoria rientrano i veicoli senza i quali l’attività imprenditoriale non può essere svolta. Per esempio se svolgiamo attività di autonoleggio le auto che affittiamo ai clienti sono considerate per noi beni strumentali. Oppure se siamo titolari di un’autoscuola, le vetture che utilizziamo per insegnare a guidare ai nostri allievi sono per noi beni strumentali.

In questa categoria rientrano i veicoli il cui utilizzo è riconosciuto da un atto emanato dalla Pubblica Amministrazione. Si tratta, per esempio, delle auto utilizzate dai tassisti, oppure di quelle utilizzate da chi svolge l’attività di noleggio con conducente. Anche in questo caso sarà possibile scaricare per intero i costi riferiti a queste automobili.

È possibile dedurre al 100% i costi relativi agli autobus o agli autocarri che sono inerenti all’attività aziendale, ossia che sono direttamente collegati all’attività dalla quale derivano i ricavi.

Quindi, se siamo imprenditori edili e nella nostra attività utilizziamo un’automobile e un autocarro, possiamo dedurre in maniera parziale i costi dell’automobile, ma in maniera integrale quelli dell’autocarro.

Ancora, se siamo titolari di un’impresa che si occupa di traslochi possiamo scaricare completamente i costi relativi al furgone col quale trasportiamo gli oggetti dei nostri clienti, mentre possiamo dedurre soltanto in maniera limitata i costi relativi all’auto che utilizziamo per spostarci da un cliente all’altro.

No, anche se siamo agenti o rappresentanti abbiamo un limite massimo alla deducibilità dei costi. Possiamo infatti scaricare soltanto l’80% delle spese. Comunque per agenti e rappresentanti di commercio l’importo massimo su cui calcolare l’ammortamento è 25.822,84 euro.

Sì, se l’auto viene concessa in uso ai dipendenti per la maggior parte dell’anno (ossia per almeno 183 giorni su 365) si possono dedurre il 70% delle spese.

Si, ma sempre in maniera limitata. Nel caso del leasing possiamo dedurre il 20% delle rate pagate (calcolato su un importo massimo di 18.075,99 euro), nel caso del noleggio possiamo scaricare il 20% del canone annuo, calcolato su un importo massimo di 3.615,20 euro.

I costi di hotel e ristoranti sostenuti per lavoro si possono dedurre da quanto dovuto all’Agenzia delle Entrate.

Prendiamo il caso di un grafico con partita Iva di Milano che deve andare per due giorni a Torino da un suo cliente. Dovrà prenotare e pagare un hotel insieme al pranzo o alla cena in una trattoria. Salvo accordi stipulati con il cliente il nostro grafico dovrà sostenere i costi di vitto e alloggio.

La legge ci dice che i guadagni che si percepiscono per un lavoro devono essere distinti dai costi che si sostengono per lo svolgimento dello stesso: il ristorante e l’hotel, per intenderci, sono un costo che il grafico sostiene e che non sono ripagati dal compenso del cliente. A questo punto, quindi, è bene conservare le fatture, sempre intestate con nome e partita Iva, perché possono essere dedotte dalle tasse.

Le spese di vitto e alloggio sostenute dal grafico del nostro esempio sono deducibili al 100%, perché si tratta di spese di trasferta. Per i costi di ristorazione sostenuti durante il periodo di lavoro lontano dalla sede abituale, invece, si può dedurre solo il 75% delle spese e tenendo comunque presente che, in totale, la somma deducibile non può superare il 2% del reddito maturato in un anno.

Si, ma soltanto al 50%, infatti se lavoriamo da casa possiamo sottrarre dal nostro reddito la metà dei costi promiscui, quali ad esempio affitto e utenze 

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tutti i costi riguardanti un immobile a uso misto sono deducibili al 50%. Non si può quindi scegliere un’altra percentuale di ripartizione basandosi sull’effettivo utilizzo del bene. Così anche se utilizziamo la casa per l’80% come abitazione e solo al 20% per lo studio, possiamo comunque dedurre la metà dei costi sostenuti.

La deduzione al 50% si riferisce alle utenze pagate per l’immobile e non occorre fare nessuna proporzione con l’effettiva superficie utilizzata per l’attività.

Le spese di carburante sono deducibili per il 20%. Tuttavia è bene precisare che non è sempre facile ottenere tale agevolazione fiscale. Facciamo un esempio: andiamo da un benzinaio e troviamo aperta solo la pompa automatica. Poco male: inseriamo 20 euro, mettiamo la benzina e stampiamo lo scontrino. Ebbene, lo scontrino così stampato non è una prova documentale sufficiente per il Fisco, che in questo caso non ci riconosce la spesa deducibile. Infatti, sappiamo che i costi per benzina e altri tipi di propellenti devono essere annotati nella scheda carburante e ogni qualvolta facciamo benzina dobbiamo riportare i chilometri fatti e l’importo della spesa, al quale dovranno essere apposti il timbro e la firma del titolare della stazione di servizio. È evidente che quando il benzinaio è chiuso diventa difficile seguire la normale procedura.

Si sono deducibili al 100% ma è necessario farsi fare la fattura al Punto Blu.